Certo, era un altro mondo ed un altro momento ma dobbiamo tornare ad imparare dalla storia. Era la sera del 1 luglio 1963 al Palazzo del Quirinale , ospite del Presidente Antonio Segni, John Fitzgerald Kennedy tratteggiò alcune linee che sarebbero apparse poi fondamentali nel futuro dei rapporti fra gli Stati Uniti, l’Europa e l’Italia. Il Presidente arrivava dalla Repubblica Federale Tedesca , aveva pronunciato il famoso discorso in cui parlando di fronte al Muro disse “ siamo tutti Berlinesi”, ancora a Berlino nella sua Libera Università aveva pronunciato un discorso in cui aveva parlato di verità, giustizia e libertà, “ affrontiamo i fatti per quelli che sono senza lasciarsi irretire da falsi ideali, rifiutando di pensare unicamente per slogan.”

Dunque in quella sera d’estate romana del 1963 Kennedy – che solo quattro mesi dopo sarebbe stato colpito a morte a Dallas – sottolineava di credere fermamente nel fatto che il mondo fosse uno e uno solo, che la guerra non fosse inevitabile, che una fine effettiva della corsa agli armamenti “ offrirebbe una maggiore sicurezza , ma tale progresso richiede chiarezza e determinazione contro le minacce dei nostri avversari…

La democrazia non è senza problemi, prevede dibattito e anche dissenso, ma richiede agli uomini di pensare così come di credere, di guardare al futuro così come al passato, di abbandonare vecchie vedute e interessi… L’Italia e gli Stati Uniti saranno sempre più uniti nel conseguimento di una giustizia sociale e nella crescita dei comuni ideali sui diritti umani e la dignità per ridurre le ineguaglianze e far respirare nello stesso momento il vento della prosperità ai nostri popoli”.

Erano i punti cardine del cosidetto “multilateralismo”, sulla cui necessità di rafforzamento è ritornato con un messaggio al presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella facendo riferimento ai comuni valori di libertà, giustizia e democrazia. Il Papa Francesco da parte sua ha chiamato al telefono Biden, i Vescovi degli Stati Uniti in un messaggio auspicano l’impegno per il bene comune. Kennedy, che fino al momento del giuramento di Joe Biden resterà l’unico Presidente di religione cattolica degli Stati Uniti , governava in un momento in cui la pace e la guerra erano sinonimo soltanto di carri armati e bombe.

Il 1989 ha segnato i termini di una rivoluzione in Europa con la caduta del Muro, l’Unione Europea ha visto e vissuto alterne vicende precipitando però in quella che Hurgen Habermas ha definito la “spirale tecnocratica” con un ruolo certamente preponderante della Germania, la Cina è cresciuta in maniera esponenziale con riforme che hanno portato il Presidente Xi Jin Ping ad un mandato praticamente a vita, fino al momento attuale con l’emergenza per il COVID 19, definito senza mezzi termini ma fin qui senza prove specifiche da Donald Trump “virus cinese”.

Oggi la guerra si combatte principalmente sui temi di carattere economico, mentre il tema delle disuguaglianze è rimasto ancora fra i principali negli Stati Uniti come in Europa. Nel 1991 il politologo tedesco Ralph Dahrendorf, in una lettera immaginaria scritta ad un suo amico di Varsavia sul 1989 e sulla crisi in Europa rifletteva sul futuro della società contemporanea e poco prima di morire, nel 2009, in una intervista al Corriere della Sera aveva fatto una profezia pur non avendo vissuto l’esperienza del COVID : «Alla fine della crisi tutti avremo ridotto gli standard di vita di almeno un 20%. Torneremo circa ai livelli precedenti a quelli di Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Per alcuni aspetti, a un modo di vivere che somiglierà un po’ agli anni Cinquanta e Sessanta, con molta più tecnologia ma senza l’ ottimismo di quei decenni».

Una previsione, appunto, quasi una profezia. In questa situazione viene eletto il nuovo Presidente degli Stati Uniti, sullo sfondo per quello che ci riguarda la prossima imminente presidenza del G20 che sarà affidata all’Italia che potrà provare a definire così una sua rinnovata agenda internazionale e occasione importante per verificare la disponibilità di Washington a sedersi seriamente ad un tavolo multilaterale, a comprendere la posizione della nuova Amministrazione degli Stati Uniti ad esempio sulla Cina – senza attenderci a nostro modo di vedere grandi stravolgimenti , forse taluni aggiustamenti. C’è poi il tema – per fare alcuni esempi – del Venezuela, di Cuba, della Russia e dell’Iran dove vi è la questione dell’accordo sul nucleare nonché del dossier clima e accordo di Parigi: su questi due ultimi dossier sono già stati annunciati cambiamenti significativi, sulle altre questioni soprattutto di politica estera vedremo anche qui se vi saranno con la presidenza di Joe Biden quanto meno degli aggiustamenti.

Certamente non tutte le politiche di Trump saranno ribaltate ma vi saranno certamente novità in aree a noi vicine: lo stesso Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea Joseph Borrell rappresenta l’Europa come il miglior partner ed il miglior alleato che gli Stati Uniti possano avere al mondo e “ la ricerca di una autonomia strategica non muta questo dato. Non saremo una minaccia – continua Borrell – ma un alleato con maggiori capacità delle quali la Nato sarà beneficiario”. L’Europa – che intanto dovrà fare passi avanti nella ricerca di una unità anche militare e di politica estera nello spirito dei Fondatori – si attende uno scenario differente : ricordava il professor Sergio Fabbrini che le elezioni americane hanno un impatto su di noi perché decidono il futuro del sistema multilaterale internazionale. “ Gli europei hanno interesse che quest’ultimo venga preservato e che tuttavia venga riformato attraverso nuove regole che riequilibrino – ad esempio – i rapporti commerciali con la Cina.” La Presidenza del cattolico Biden dopo il giuramento dovrà affrontare molte sfide: una è quella del sostenere l’Europa nel suo cammino di unificazione che non può essere di nuovo esclusivamente di carattere economico -finanziario ma questa volta anche finalmente nel campo della politica di sicurezza che reca con se anche un rinnovato e fondamentale approccio sui temi – ad esempio – del mediterraneo e della immigrazione. Punti di vista che debbono trovare necessariamente dopo tanta discussione una concretizzazione nuova: per l’Uomo e per il bene comune, fine ultimo della azione politica.

Mario Benotti