Con la cultura è possibile uno sviluppo economico e sociale. L’attuale crisi sanitaria ci ha ricordato che ci sono beni fondamentali per l’uomo. Tra questi uno dei più importante è la relazione con le altre persone e la socialità. È ciò che deve comprendere la politica se davvero vogliamo ricostruire il Paese. In occasione dell’uscita del suo libro ‘(Ri)costruzione‘, il giornalista Mario Benotti visita la tomba di Don Luigi Sturzo e intervista il Responsabile della Biblioteca Diocesana di Caltagirone, Francesco Failla. Un’occasione interessante per analizzare un personaggio chiave della storia italiana e nei confronti del quale abbiamo ancora molto da imparare.

Nel pensiero europeista di Sturzo, ben esplicato da diverse lettere inviate ai cattolici spagnoli durante la Guerra civile del secolo scorso, tutti i popoli europei sono collegati: quello che succede ai nostri vicini è direttamente collegato al nostro futuro. Solo attraverso un’azione pacifica e multilaterale sarebbe stata possibile una via di sviluppo reale per tutti, per la società, ma anche per l’Uomo in quanto tale. E questo valeva allora come oggi.

Sturzo definiva infatti la sua politica popolare, e non populista. Una differenza sostanziale. Bisogna infatti ascoltare le opinioni della gente, la quale deve avere chiara la propria importanza e deve avvertire fiducia nelle istituzioni attraverso azioni trasparenti.