Poco dopo la fine della crisi del 2008 e degli anni successivi – quella che tutti ricordiamo come la “crisi finanziaria” molti ricercatori ed uomini di pensiero in Italia cominciarono ad interrogarsi su quale potesse essere stata la causa della crisi medesima. Alcuni – come ad esempio il Prof. Giulio Sapelli – dissero che la crisi non era avvenuta per eccesso di liquidità ma per eccesso di finanza ad alto rischio; altri -come il Prof. Ettore Gotti Tedeschi dissero che vi erano stati almeno due problemi: uno di ordine morale e l’altro che la recessione globale che era in atto – ormai dieci anni fa  – derivava dal fatto che non conoscendosi allora il vero fattore scatenante – si gestiva il tutto con strumenti e criteri tradizionali.

Oggi siamo in presenza di un’altra crisi, stavolta scatenata dal virus COVID 19 che ha però portato alla luce l’assoluta fragilità di un sistema politico-finanziario che volevamo solidissimo e che non si è dimostrato tale. Al di la delle polemiche politiche di questi giorni e in costanza di una situazione nell’Unione Europea che nulla ha a che fare con la solidarietà ancora due giorni fa invocata da Jaques Delors – fermo restando che ad una situazione come quella che si sta delineando occorre dare risposte con una linea chiara e con gli strumenti appropriati, previsti dai Trattati – dobbiamo dare delle soluzioni ai nostri cittadini.

E mentre ancora molti europeisti convinti continuano la loro battaglia per un’Europa solidale proponendo soluzioni anche tecniche – stamane l’intervista di Enrico Letta sul Corriere della Sera –  Il mondo scientifico continua ad interrogarsi, noi prendiamo lo spunto da un lavoro – che peraltro offriamo alla valutazione e al dibattito del mondo scientifico in allegato a questa riflessione promossa dal Prof. Umberto Triulzi e dal Prof. Gianfranco Leonetti, dell’Università La Sapienza di Roma. Nel loro lavoro i ricercatori avanzano alcune proposte quale contributo accademico per dare una prima risposta ai bisogni impellenti dell’Italia, avanzando valutazioni di politiche macroeconomiche in Europa di condivisione del rischio per mitigare gli shock nell’area euro e nell’Unione Europea in invarianza dei Trattati, anche ricorrendo a strumenti di debito.

Un piano complesso quello contenuto nella proposta che potrebbe essere finanziato con l’emissione di Stability Bond emessi dal Fondo Europeo degli Investimenti, sotto l’egida della Banca Europea degli investimenti, con la garanzie delle Istituzioni europee, a cui unire la partecipazione degli intermediari finanziari e di credito europei. Secondo i due ricercatori esistono inoltre  gli strumenti e le capacità all’interno stesso del nostro Paese per sopperire ai bisogni di liquidità dello Stato, attraverso ad esempio la partecipazione volontaria del capitale paziente italiano (in particolare i fondi negoziali chiusi, i fondi negoziali aperti, i fondi preesistenti e le Fondazioni bancarie, con una attenta politica di Emergency Liquidity Assistance della Banca d’Italia) e dei risparmiatori alla sottoscrizione di un BTP “Crescita Italia”.

Non si può prescindere dalla attivazione di un piano per la crescita e per il lavoro per fare ripartire un paese fermo nello sviluppo da troppi anni e che intende onorare, come sempre ha fatto, i propri impegni; alla base di questo la convinzione che l’assenza di un progetto europeo di condivisione dei rischi e del debito minerà qualsiasi disegno futuro di Europa solidale, anche dal punto di vista delle politiche monetarie, mettendo a rischio la stabilità finanziaria dell’eurozona : non si tratta secondo gli autori del lavoro accademico di fare fronte alle sole emergenze ma di predisporre un piano di crescita futura.

La proposta è complessa – i nostri lettori potranno vederla completa in allegato – e gli estensori della ricerca ritengono che serva da subito una commissione bipartisan per il lavoro e le imprese. Per poter ripartire oltre l’emergenza. Ove fosse utile anche da istituire – come già avvenne in passato – presso la Presidenza della Repubblica.

Oggi siamo in presenza di un’altra crisi, stavolta scatenata dal virus COVID 19 che ha però portato alla luce l’assoluta fragilità di un sistema politico-finanziario che volevamo solidissimo e che non si è dimostrato tale. Al di la delle polemiche politiche di questi giorni e in costanza di una situazione nell’Unione Europea che nulla ha a che fare con la solidarietà ancora due giorni fa invocata da Jaques Delors – fermo restando che ad una situazione come quella che si sta delineando occorre dare risposte con una linea chiara e con gli strumenti appropriati, previsti dai Trattati – dobbiamo dare delle soluzioni ai nostri cittadini.

E mentre ancora molti europeisti convinti continuano la loro battaglia per un’Europa solidale proponendo soluzioni anche tecniche – stamane l’intervista di Enrico Letta sul Corriere della Sera –  Il mondo scientifico continua ad interrogarsi, noi prendiamo lo spunto da un lavoro – che peraltro offriamo alla valutazione e al dibattito del mondo scientifico in allegato a questa riflessione promossa dal Prof. Umberto Triulzi e dal Prof. Gianfranco Leonetti, dell’Università La Sapienza di Roma. Nel loro lavoro i ricercatori avanzano alcune proposte quale contributo accademico per dare una prima risposta ai bisogni impellenti dell’Italia, avanzando valutazioni di politiche macroeconomiche in Europa di condivisione del rischio per mitigare gli shock nell’area euro e nell’Unione Europea in invarianza dei Trattati, anche ricorrendo a strumenti di debito.

Un piano complesso quello contenuto nella proposta che potrebbe essere finanziato con l’emissione di Stability Bond emessi dal Fondo Europeo degli Investimenti, sotto l’egida della Banca Europea degli investimenti, con la garanzie delle Istituzioni europee, a cui unire la partecipazione degli intermediari finanziari e di credito europei. Secondo i due ricercatori esistono inoltre  gli strumenti e le capacità all’interno stesso del nostro Paese per sopperire ai bisogni di liquidità dello Stato, attraverso ad esempio la partecipazione volontaria del capitale paziente italiano (in particolare i fondi negoziali chiusi, i fondi negoziali aperti, i fondi preesistenti e le Fondazioni bancarie, con una attenta politica di Emergency Liquidity Assistance della Banca d’Italia) e dei risparmiatori alla sottoscrizione di un BTP “Crescita Italia”.

Non si può prescindere dalla attivazione di un piano per la crescita e per il lavoro per fare ripartire un paese fermo nello sviluppo da troppi anni e che intende onorare, come sempre ha fatto, i propri impegni; alla base di questo la convinzione che l’assenza di un progetto europeo di condivisione dei rischi e del debito minerà qualsiasi disegno futuro di Europa solidale, anche dal punto di vista delle politiche monetarie, mettendo a rischio la stabilità finanziaria dell’eurozona : non si tratta secondo gli autori del lavoro accademico di fare fronte alle sole emergenze ma di predisporre un piano di crescita futura.

La proposta è complessa – i nostri lettori potranno vederla completa in allegato – e gli estensori della ricerca ritengono che serva da subito una commissione bipartisan per il lavoro e le imprese. Per poter ripartire oltre l’emergenza. Ove fosse utile anche da istituire – come già avvenne in passato – presso la Presidenza della Repubblica.

 

Mario Benotti per Affariitaliani