La pubblicazione, qualche giorno fa, del volume di Gianfranco Leonetti e Umberto Triulzi su Democrazia e Crescita riaccenderà certamente il dibattito sulla questione di come uscire dalla trappola del debito pubblico, tema cui è a doppio filo legata la questione della difficoltà di predisporre le condizioni per la crescita del Paese ed effettuare in senso lato investimenti da parte dello Stato.

Legato alla questione del debito pubblico – in Italia particolarmente importante – vi è anche l’acceso dibattito con l’Unione Europea, che vigila sulle condizioni che legano l’Italia e la sua presenza nella zona Euro al Patto di stabilità. Patto di stabilità che però – va ricordato – è “ Patto di stabilità e crescita”, con il secondo tassello – quello della crescita – poco ricordato o al limite “ praticato”, almeno nel nostro Paese per tutta una serie di ragioni note ai più. Un tema certamente di ordine finanziario – la finanza scambia valore e non lo crea come si è fin qui erroneamente voluto credere o predicare – ma la finanza con le sue soluzioni – secondo i due autori – può avvicinarsi alla economia reale, quindi alla vita delle persone, dei cittadini europei, dei destinatari ultimi della azione politica – gli Uomini – nella maggior parte delle scelte dimenticati da questa Unione Europea che si è avvitata – per riprendere Jurgen Habermas – in una spirale tecnocratica anche se prendere congedo da essa – dall’Europa – significherebbe – sempre secondo il filosofo tedesco – prendere congedo dalla storia mondiale.

Questa visione di Europa , quella dei fondatori, quella che noi cattolici impegnati in politica e nelle istituzioni vogliamo, è quella che si ritrova nella introduzione al volume – edito da Eurlink University Press- scritta dal Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo Metropolita di Genova, già Presidente della CEI e adesso Presidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi Europei. Un punto di vista particolarmente importante quello del Cardinale Bagnasco che dimostra come la Chiesa Cattolica non viva sulla luna ma sia assolutamente attenta a quello che accade nella polis e mai come adesso voglia dare il suo contributo.

Lungi dalle polemiche e dall’uso a volte anche errato o alla moda di molti termini come sovranismo o populismo , il Cardinale sottolinea come “ in questo momento in cui l’Unione Europea si trova in affanno , quanto più le spinte divisive sono forti tanto più c’è bisogno di unità, e le spinte centrifughe devono essere lette con intelligenza, senza sufficienza o arroganza. Di fronte alla globalizzazione, è evidente che solo insieme si può vivere per non diventare un mercato a basso costo. L’interesse economico di potenze antiche e nuove è palese: tocca però all’Europa Unita far fronte in modo unitario al rischio di essere “comprata” pezzo per pezzo.

Ciò sarà possibile solo con una consapevolezza forte: l’Unione deve fare un onesto esame di coscienza, una intelligente verifica sul percorso svolto fino ad oggi su tre fronti: vederne i frutti positivi, individuare le difficoltà, riconoscere gli errori.
I Padri dell’Europa Unita – Schuman, Adenauer, De Gasperi – erano uomini liberi, e avevano chiara la base fondante del processo comunitario: era la visione alta dell’Uomo, concepito non solo come individuo, ma come persona. Il personalismo cristiano era alla radice di quel sogno che poteva apparire utopia, ma che aveva il sapore della profezia.
L’economia e la finanza sono piedi d’argilla, che non sono in grado di reggere l’edificio, e che possono diventare impedimento a realizzare la Casa dei Popoli e l’Europa delle Nazioni” . L’intervento del Cardinale Bagnasco invita alla riflessione tutti, anche gli Autori della proposta contenuta nel volume , proposta che – forse per la prima volta però – non propone di risolvere il tema della trappola del debito attraverso tagli alla spesa pubblica indiscriminati piuttosto che con dismissioni ulteriori di beni dello Stato, piuttosto che con il taglio di servizi al Cittadino – quello che Roberto Ruffilli – assassinato dalle Brigate Rosse con tre colpi alla nuca nel 1988 – definiva il “cittadino arbitro“ della politica -ma attraverso un articolato percorso che consente al Paese, attraverso i suoi asset di rinascere dal suo stesso interno e con l’incontro fra finanza d economia reale mettere in condizioni lo Stato di poter contare sulle necessarie risorse finanziarie per la crescita ed il rilancio del Paese. Nessuno crede che si possa fare a meno dei mercati, ma occorre che la sovranità dai mercati ritorni al Popolo.

Perché -come peraltro ricorda in un articolo uscito alla vigilia di Pasqua sulla Civiltà Cattolica l’Arcivescovo di Lussemburgo e Presidente delle COMECE Mons. Jean-Claude Hollerich “il rispetto del popolo è l’unico antidoto contro i populismi, le forme di governo democratiche sono la migliore salvaguardia dei diritti dell’Uomo. Le democrazie in Europa hanno però bisogno di società stabili e una società è stabile se ciascuno può avere un lavoro retribuito che gli permetta di mantenere la propria famiglia e molti cittadini europei hanno l’impressione che l’economia e la finanza siano più interessate alla creazione di profitto che a quella di posti di lavoro. E di qui – molto semplicemente – la crisi che sta attanagliando l’Europa e rischia di distruggerla, nascondendosi dietro le paure ,da quella del futuro a quella della immigrazione. Vi sono ovviamente anche cause sostanziali: come ricorda il Prof. Yves Meny nel suo recente saggio “ Popolo ma non troppo” uscito in Italia per il Mulino, l’emergere del populismo deriva dalla crescente divergenza tra politica ( elezioni, programmi, istituzioni) e politiche pubbliche in Europa ed in particolare in seno all’Unione Europea, con un abisso fra le decisioni prese a Bruxelles in tema ad esempio di politiche commerciali e la velleità degli uomini politici negli Stati membri di avere il controllo della agenda politica.

Il lavoro tecnico di Leonetti e Triulzi ha in sé un germe politico, di politica alta, una proposta certamente da negoziare in Europa ma concreta, che consenta di attuare nell’interesse del cittadino quello che si promette o si propone di voler fare. E riporta alla mente i grandi temi della Dottrina Sociale della Chiesa: non qualcosa di astratto o irreale ma -in questo caso la proposta di un rapporto fra economia reale e finanza per la crescita – il rispetto dei diritti, del lavoro, della centralità dell’Uomo.

 

Mario Benotti