Le dimostrazioni di amicizia franco-italiana sono state abbastanza rare negli ultimi mesi. Per questa ragione assume particolare valore la celebrazione, svolta martedì 11 dicembre, della cerimonia di Natale per la comunità italiana in Francia.

Esponenti delle istituzioni francesi e italiane, del mondo industriale, economico e del corpo diplomatico si sono riuniti ieri nel albergo Le Meurice a Parigi, accolti dal sindaco di Nizza, Christian Estrosi e dal nunzio apostolico Luigi Ventura, rappresentante della Santa Sede, e decano degli ambasciatori in Francia, che ha parlato del senso del Natale in una società dispersiva come quella in cui viviamo. “Il Natale – ha detto – ci fa riscoprire come famiglia”.

Il primo a prendere la parola è stato Paolo Celi, presidente dell’Associazione “Amitié France Italie”, consigliere di “CDDP NCA” per “Sviluppo del turismo, sviluppo transfrontaliero e mediterraneo, promozione internazionale”, che ha ringraziato tutti gli ospiti, tra i quali l’ex presidente del CSM Michele Vietti. Erano presenti i giornalisti Salvatore Izzo, vaticanista dell’Agi, e Mario Benotti, presidente di Optel, per il lancio di un nuovo quotidiano online, Le Phare, che nasce dall’esperienza di FarodiRoma ma avrà una sua redazione. Ed è un’iniziativa editoriale assolutamente laica, che ascolta le varie questioni di politica, economia e politica estera, rivolgendosi principalmente ai responsabili politici e alla vita pubblica, e mira ad attirare i lettori più giovani, che sono sempre più indifferenti alla politica e all’informazione in generale.

Poi il sindaco di Nizza, Christian Estrosi, figlio di un immigrato italiano che “ha avuto la fortuna di essere nato figlio della Repubblica francese”, ha ricordato i destini storicamente intrecciati di Italia e Francia, sottolineando che Nizza è la prima città italiana della Francia, una città barocca, rivendicandone con orgoglio origini e radici.
“Oggi più che mai, nel corso degli anni, Nizza – ha detto – cerca di contribuire a questa fragile costruzione europea in cui vediamo l’Italia in costante dibattito con le istituzioni europee.
Nonostante la sfiducia spesso provata nei confronti di ciò che sembra essere una tecno-struttura, non sempre compresa, è necessario sostenere più che mai imprenditori in grado di far crescere i nostri paesi in modo da poter erigere una barriera nei confronti di populismi ed estremismi”.  “Per questo – ha spiegato – oggi come non mai, la Francia e l’Italia devono avere la forza di intraprendere delle iniziative con l’obiettivo di rilanciare l’unione politica europea”.

Francesca Mozzetti

Pubblichiamo di seguito il messaggio di Mario Benotti all’incontro di Parigi

Eccellenza Reverendissima Monsignor Nunzio Apostolico,

Signor Sindaco della Città di Nizza,

Signor Presidente della Amitie’,

Signore e Signori,

Siamo lieti di partecipare a questa serata di festa per augurare Buon Natale a tutti Voi e alle Vostre famiglie e presentare una particolare iniziativa editoriale che il Presidente Paolo Celi e il Consorzio pubblico – privato italiano che presiedo, Optel, sostengono , insieme al Gruppo italiano Partecipazioni SpA, il quotidiano online “Faro di Francia”. Nasce da “Faro di Roma”, anch’esso quotidiano online, una felice intuizione del collega giornalista vaticanista e amico Salvatore Izzo e della sua famiglia.

I “ Fari “sono dunque una iniziativa editoriale assolutamente laica, attenta alle varie questioni della politica, della economia, della politica estera, rivolta soprattutto ai decision and opinion makers e della vita pubblica, e ha come obiettivo quello di attrarre il lettore anche più giovane, sempre più disaffezionato alla politica, alla attualità ed alla informazione in generale. Ai decision and opinion makers, come ai nostri lettori più giovani desideriamo inoltre comunicare in questo particolare contesto anche il punto di vista della Chiesa di Roma, del Papa, della Santa Sede sui vari temi concreti della vita di ogni giorno, della politica, dell’economia, dello sviluppo tecnologico, della vita sociale. . E abbiamo pensato di farlo così, comunicare con semplicità e velocità – rifuggendo però il presentismo e la semplificazione spinta di temi complessi – con una Testata non di informazione religiosa anche il punto di vista del Papa e della Chiesa.

Sono momenti questi molto particolari che investono i nostri due Paesi, la Francia e l’Italia, inseriti in un contesto globale di cui si fa fatica in questo momento a capire i contorni. Ancora qualche giorno fa qui a Parigi la protesta ha lasciato un segno evidente e non si capisce con incognite all’orizzonte. Viviamo in un momento in cui emerge nel mondo e nella nostra Europa quello che chiamiamo “populismo”, “presentismo”, apparentemente senza un orizzonte. L’insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa – che è principalmente un contenuto di buon senso – deve giungere in questo momento nella riflessione del dibattito pubblico , un periodo storico in cui si rifiutano le elite e si rifiuta la politica, si preferisce la piazza .

Bisogna interrogarsi però su tutto questo: occorre recuperare la centralità della politica, ma la “crescita“ che abbiamo inseguito, la “ globalizzazione” deve essere sempre per l’Uomo. Il Capitale da valorizzare deve essere l’Uomo e per fare questo non è necessario immobilizzare tutto, cercare l’incompetenza da contrapporre alla capacità di amministrare . Oppure guardare senza una proposta un’Europa rappresentata dall’ex Presidente del Parlamento Europeo Martin Shultz , come un gigante incatenato, capace solo di imporre regole di austerità a senso unico , senza accompagnarla a sufficienti misure per creare crescita e impiego, trasmettendo l’impressione di una mancanza di solidarietà verso i Paesi dell’Unione in crisi. Non siamo stati in grado in tempo di capire cosa stava capitando nei Paesi arabi in balia delle cosiddette “primavere”, non siamo stati capaci di anticipare la crisi umanitaria e migratoria che sarebbe arrivata dall’Africa e dal Medio Oriente. Tutto questo però è dovuto alla mancanza di Europa, alla mancanza di Europa dei Fondatori in cui noi crediamo e che non riusciamo bene a trasmettere ai nostri giovani alle prese con una crisi occupazionale gravissima cui i nostri Governi – stanno cercando di mettere mano.

Questo nostro lavoro sarà accompagnato da una serie di iniziative pubbliche, la prima delle quali sull’inizio dell’anno in Vaticano – seguirà poi un invito con date e riferimenti precisi – riguarderà San Giovanni XXIII, “ Angelo Giuseppe Roncalli, Nunzio a Parigi”. Era il 6 dicembre 1944 quando l’allora Sostituto della Segreteria di Stato Giovanni Battista Montini, poi San Paolo VI, annunciò per telegramma all’allora Monsignor Roncalli che si trovava ad Ankara , in Turchia, che il Papa Pio XII lo nominava Nunzio a Parigi. Roncalli arrivò qui ed iniziò la sua missione il 1 gennaio 1945 con un discorso in qualità di Decano del Corpo diplomatico al Presidente Charles De Gaulle, in cui – mettendo le basi per il riconoscimento ufficiale del nuovo Governo da parte della Santa Sede , vede “ la Francia, che ha ritrovato la libertà e la fede nei suoi destini riprendere il posto che le compete fra le Nazioni, Con il suo gusto del lavoro, il suo amore della libertà, il suo fascino spirituale dei quali io stesso sono stato testimone felice durante i lunghi anni trascorsi nel Vicino Oriente, essa saprà mostrare il cammino che nell’unione dei cuori e nella giustizia conduce finalmente la nostra società verso periodi di tranquillità e pace durevoli” . Di fatto Monsignor Roncalli chiede ad un Paese che ha vissuto e vive gli esiti di momenti difficili legati alla guerra e alle divisioni nella società , e quindi alla sua politica e alle sue istituzioni , di non risolvere i problemi e regolare i conflitti spaccando il Paese.

E’ ancora qui in Francia Monsignor Roncalli quando Pio XII lo eleva alla Dignità Cardinalizia e quando il 15 gennaio 1953 riceve la Berretta dalle mani – antico privilegio dei Presidenti francesi cattolici – del Presidente Vincent Auriol. Durante la sua permanenza trattò diffusamente la questione dei 250.000 prigionieri di guerra tedeschi in Francia, si occupò dei vescovi che il Governo accusava di collaborazionismo con Vichy risolvendo in buona parte la questione , si occupò della vicenda dei preti operi. Visitò quasi tutte le 87 diocesi della Francia, si recò anche in Algeria che allora apparteneva alla Francia, quell’Algeria dove proprio qualche giorno fa, ad Oran, il Cardinale Giovanni Angelo Becciu , Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha beatificato il domenicano Mons. Pierre Claverie, che di Oran fu Vescovo, e i suoi 18 compagni a vario titoli martirizzati durante la Guerra civile.

Quando lascia Parigi il Presidente Auriol rende omaggio al Nunzio Roncalli per essere stato capace di essere uomo dell’unità, di aver saputo raccogliere “ tutte le famiglie spirituali francesi attorno alla Repubblica”. Nella nostra iniziativa analizzeremo certamente tutte le fasi di questa vicenda parigina evidenziando quanto sia ancora attuale – nella nostra Europa – l’insegnamento e l’azione diplomatica di Monsignor Roncalli, di quella figura di sacerdote e di diplomatico che poi fu eletto Papa con il nome di Giovanni XXIII, che indisse il Concilio Vaticano II, atteso con “ grande aspettazione” . Ecco, abbiamo una grande aspettazione davanti per i nostri due Paesi, per la nostra Europa. Guardiamo alla Chiesa, al Papa, alla Diplomazia Pontificia per il lavoro delicato che ogni giorno compie nelle situazioni più delicate del mondo. Ricercando e mettendo a frutto il ruolo di grande responsabilità che a noi laici affida il Concilio, importante nella vita della Chiesa e delle Nazioni.

Ancora buon Natale.