Fare prevalere il senso filosofico e trascendentale e quindi evitare la chiusura verso gli altri, nella convinzione che la nostra epoca sta vivendo un cambiamento che va accompagnato con il dialogo e non con la rigidità. Queste considerazioni, espresse al Laterano dal presidente francese Emmanuel Macron, sono riprese dal professor Mario Benotti, docente di Geopolitica delle risorse a Tor Vergata e presidente del Consorzio di ricerca Optel, che, commentando per Faro di Roma l’incontro in Vaticano tra il capo di Stato e il Papa, sottolinea “la sana laicità professata da Macron, come apertura e disponibilità al dialogo tra fedi e culture diverse”.

Professor Benotti, la visita di Macron a Papa Francesco sarà ricordata per la durata del colloquio (57 minuti) e l’estrema cordialità che si è instaurata tra loro, testimoniata anche dall’abbraccio al momento del congedo. Forse nessuno si aspettava una simile manifestazione di vicinanza…

Certamente colpisce questo evidente atteggiamento di stima e attenzione. Ma, più ancora, direi che è emersa una comunanza di vedute tra Macron e Francesco su almeno tre temi: l’Europa, il clima e i migranti. Papa Francesco ha mostrato tutto sommato di apprezzare la sana laicità francese così come Macron ha proclamato – nel discorso a San Giovanni in Laterano – la volontà della Francia di ‘lavorare insieme a servizio della pace e del bene comune’.

Una dichiarazione di intenti che secondo Lei trovera’ una concreta attuazione?

Credo di sì. Secondo me, infatti, la novità più significativa della visita di Macron in Vaticano sta nella conclusione che Papa Francesco ha dettato per il comunicato ufficiale, dando conto di ‘una riflessione congiunta circa le prospettive del progetto europeo’. C’è in queste parole una realistica presa d’atto della crisi innegabile che la Ue sta attraversando ma anche una prospettiva di soluzione. L’idea cioè di una rifondazione dell’Europa per valorizzare maggiormente gli apporti delle diverse popolazioni e culture che la compongono. Quello che in sintesi aveva detto nel marzo del 2017 ricevendo i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea presenti a Roma : non ci si può limitare a gestire la grave crisi migratoria di questi anni come fosse solo un problema numerico, economico o di sicurezza. La questione migratoria pone una domanda più profonda, che è anzitutto culturale. Quale cultura propone l’Europa oggi? La paura che spesso si avverte trova, infatti, nella perdita d’ideali la sua causa più radicale. Senza una vera prospettiva ideale si finisce per essere dominati dal timore che l’altro ci strappi dalle abitudini consolidate, ci privi dei confort acquisiti, metta in qualche modo in discussione uno stile di vita fatto troppo spesso solo di benessere materiale. Al contrario, la ricchezza dell’Europa è sempre stata la sua apertura spirituale e la capacità di porsi domande fondamentali sul senso dell’esistenza.

Ma Francia e Santa Sede non hanno visioni molto distanti sulle questioni etiche?

In realtà prevalgono i buoni rapporti bilaterali esistenti tra la Santa Sede e la Francia, richiamati anche nel comunicato finale sulla visita, che vanno incoraggiati al fine di un comune servizio alla pace, alla giustizia e alla difesa del Creato. Ugualmente è stato rilevato nell’incontro, con particolare riferimento all’impegno della Chiesa, il contributo delle religioni alla promozione del bene comune del Paese e alla soluzioni delle questioni globali di interesse condiviso, quali, elenca la nota vaticana, la protezione dell’ambiente, le migrazioni e l’impegno a livello multilaterale per la prevenzione e la risoluzione dei conflitti, specialmente in relazione al disarmo. La conversazione – come segnala la nota – ha inoltre consentito uno scambio di valutazione su alcune situazioni di conflitto, particolarmente nel Medio Oriente e in Africa.


I giornalisti hanno riferito anche di una raccomandazione del Papa a Macron riguardo ai poveri.

In effetti il Papa ha ricordato che la vocazione dei governanti è per i poveri, quando ha offerto a Macron il medaglione in bronzo rappresentante San Martino, con un’armatura e un mantello diviso a metà per ricoprire un povero. Sulla stessa linea mi sembra che vadano lette le parole di Macron nel ringraziare per il canonicato lateranense, quando ha detto: ‘in qualità di presidente della Repubblica francese, ho accettato questa onorificenza perché appartiene a una tradizione di concordia e amicizia tra la Francia e il Vaticano’. Ed ha parlato di una relazione tra la Santa Sede e la Francia che è frutto di una storia singolare, che spera si sviluppi ancora, e che permetta di lavorare insieme come una forza pacifica che ci permette di superare le sfide.

C’è dunque una visione comune tra Francesco e Macron?

Io credo di sì. Opportunamente, infatti, il vicario di Roma De Donatis ha citato in questo contesto le parole molto forti di Papa Francesco al Parlamento Europeo nel 2015: ‘dobbiamo guardare all’uomo non come a un assoluto, ma come a un essere relazionale. Una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami. La si vede particolarmente negli anziani, spesso abbandonati al loro destino, come pure nei giovani privi di punti di riferimento e di opportunità per il futuro; la si vede nei numerosi poveri che popolano le nostre città; la si vede negli occhi smarriti dei migranti che sono venuti qui in cerca di un futuro migliore’.

 

Sante Cavalleri per FarodiRoma