“La Chiesa dalla parte dei giovani. Con realismo”. Mario Benotti, docente alla Temple University di Philadelphia, giornalista esperto di politica internazionale, attualmente presidente del consorzio di ricerca Optel, organismo che spinge per una crescita internazionale delle realtà produttive del nostro Paese, sintetizza così le sue impressioni sul documento preparatorio del prossimo Sinodo, che per una precisa volontà di Papa Francesco dedicato ai giovani. “Mi colpisce – spiega nell’intervista a FarodiRoma – soprattutto questo aspetto di aderenza alla realtà, per quello che riguarda le nuove generazioni. In questo c’è una continuità evidente con San Giovanni Paolo II, l’inventore delle Giornate Mondiali della Gioventù. Ma l’attenzione al tema del ruolo che i giovani debbono giocare nella società è stata sempre particolarmente importante nella Chiesa, fin da Pio XII. Mi viene in mente il discorso agli studenti francesi del 7 aprile 1947, quando papa Pacelli disse: ‘Lo si sa bene, troppo bene, che è la gioventù che conta. Ecco perché ci vedete così premurosamente interessati di tutto quanto vi riguarda, della vostra preservazione, del vostro progresso, della vostra attività in ogni campo, intellettuale, morale, soprannaturale e fisico. Sì, anche fisico, perché tutto è strettamente collegato'”.

Secondo Benotti, “al di là delle questioni pastorali e ecclesiali, in questo documento (che accompagna il questionario voluto da Papa Francesco per capire bene il momento che la gioventù attraversa) è importante l’invito rivolto con forza a chi si deve assumere una responsabilità politica: ci è chiesto di agire concretamente per agevolare l’inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro, quale che sia la competenza di cui ciascuno di noi è portatore. In questo senso il riferimento più forte mi sembra che sia all’Enciclica “Popolorum progressio” di Paolo VI, che spinse i credenti a confrontarsi davvero nella realtà delle ingiustizie e discriminazioni sociali. Certo, ingiustizie che c’erano a livello planetario, con i popoli del Terzo Mondo che rischiavano (e ancora rischiano) di restare indietro. Ma a confrontarsi anche con la realtà della classe operaia in Italia, con le sue difficoltà ma anche potenzialità umane fortissime. Proprio come fece Paolo VI all’Italsider di Taranto, quando per salutare gli operai che erano in quel capannone si era messo in ginocchio sul palco dove era stato posto l’altare per la messa di mezzanotte del 1969: con un gesto si era annullata ogni distanza tra la Chiesa e il popolo”.

La Chiesa in cammino verso il Sinodo 2018, per il presidente di Optel, vuole “immergersi nella situazione difficile dei giovani di oggi, con la fatica di trovare lavoro, la mancanza spesso di una stabilità che ruba loro il futuro perché non consente di fare progetti di vita. Ostacoli – sottolinea Benotti – più ardui da superare per le giovani donne”. E anche per la riflessione che la Chiesa si propone sul ruolo dei giovani “ci sono poi nuove dimensioni di cui tener conto, come il fatto che più si allunga l’età pensionabile meno ci sarà il turnover. Ed è impossibile creare lavoro per decreto. Mentre servono dei grossi investimenti per far ripartire un adeguamento e ammodernamento delle infrastrutture, che è urgente soprattutto al Sud. Temi sui quali la Chiesa ha molto da dire”. “Su tutto questo – osserva il professor Benotti – dovranno discutere i vescovi dei 5 continenti, perché la crisi è globale e allora anche le risposte dovranno esserlo”.

“Mi preme sottolineare la grande aderenza alla realtà che questo testo testimonia. Delle questioni giovanili – infatti – molti si riempiono la bocca. Enfatizzano la fragilità. Ma se noi consideriamo i fatti solo a partire dagli indicatori economici (che ancora sono molto preoccupanti) vediamo chiaramente che quello che il Papa chiama “lo scarto”, e cioè la sottoccupazione che affligge le generazioni tra i 20 e 39 anni, falcidia il potenziale economico più importante di ogni società. E questo avviene in Europa, dove contraddice proprio le radici cristiane che dovrebbero spingere a una più equa ridistribuzione, ma anche l’America, l’Asia e l’Africa. Dovunque vediamo giovani scartati e rifiutati. Si tratta di riflettere allora su come sia possibile riattivare un rapporto intergenerazionale. E la Chiesa che di nuovo si avvicina ai problemi reali delle persone e delle famiglie intende anche surrogare l’iniziativa politica di altri che sono venuti meno”. “Certo Papa Francesco dice che non devono essere i vescovi a indicare le soluzioni tecniche ai problemi ma il suo – scandisce il docente – è un richiamo importante a chi si deve prendere responsabilità.

“Francesco – ricorda Benotti – ha denunciato spesso, e il documento preparatorio del Sinodo lo richiama con forza, che c’è una fetta consistente di giovani che il lavoro non lo cercano nemmeno: i neet. E’ un tema che esiste anche in Italia, dove ancora tantissimi sono in questa situazione. Ed è spiegabile che avvenga con un tasso di disoccupazione giovanile del 39,4%, appena un po’ più dell’anno scorso, quando aveva raggiunto il 39,5%. Ma siamo anche il paese dove se il 90 per cento si diploma e poi solo il 40 si laurea. Mentre il resto dei ragazzi lo perdiamo per strada. Con Optel ad esempio – racconta il presidente del Consorzio – abbiamo rilevato la difficoltà di reperire 40/ 50 ingegneri specializzati in microelettronica. Non si trovano. Sarebbe necessario che lo Stato intervenisse, ma sono temi che riguardano non soltanto l’azione del Governo!”. “Esiste una stretta correlazione – rileva in proposito il professor Benotti – tra sviluppo e capitale umano e l’attuale carenza di laureati evidenzia una frattura generazionale: non siamo stati capaci di indirizzare i nostri figli verso le professioni più necessarie al Paese, il che invece avveniva qualche decennio fa. Eppure in teoria siamo aperti a una dimensione sovranazionale, al Mercato del lavoro in Europa. E i ragazzi italiani di oggi sono la generazione Erasmus, più abituati a muoversi. Un paradosso che mette in rilievo delle responsabilità pesanti: chi sono in Italia gli imprenditori? Avvertono la dimensione della responsabilità sociale dell’impresa? Sono consapevoli che a costruire il valore dell’impresa sono anche le persone?”.

“Digitalizzazione e globalizzazione non debbono diventare slogan vuoti, dobbiamo capire tutti quanti che non si può fare impresa senza le persone. Non si fa impresa con chi non può avere un progetto di vita. A questo – conclude Benotti – ci richiama il documento preparatorio del Sinodo. Alla necessità cioè che ha la Chiesa di fare sempre e a tutti una proposta totalizzante. La vocazione infatti debbono avercela anche i laici impegnati sui temi della formazione, della programmazione economica, dell’impresa e della tutela dei lavoratori: dobbiamo tutti rimettere al centro il valore della persona. E creare occasioni di lavoro. Il tema dell’articolo 18, infatti, è importante ma se non c’è azienda non c’è tutela. Non è possibile ripensare il sindacato e non rivedere l’impresa”.

 

Sante Cavalleri