Sapienza

Lo sviluppo della comunicazione di massa. La comunicazione è la condivisione di significato tramite lo scambio di informazione.

L’accezione sociale della comunicazione fa riferimento alla comunicazione di massa: il contenuto della comunicazione viene diffuso nella società intera. Questa è la grande differenza con la comunicazione interpersonale che invece riguarda soggetti e destinatari ben precisi.

Lo sviluppo della tecnologia, e in particolare di internet, ha fatto emergere una nuova forma di comunicazione interattiva di massa.

L’autocomunicazione di massa. Con autocomunicazione di massa si intende invece la nuova frontiera della comunicazione: caratterizzata dall’essere di massa, quindi rivolta a un pubblico globale, ma anche autocomunicazione.

Il che significa che è auto-prodotta, poiché i singoli utenti sono in grado di definire un messaggio che poi viene diffuso in maniera generale.

Comunicazione ai tempi del web. La diretta conseguenza di questi processi è rappresentata dal fatto che attori sociali e singoli cittadini in tutto il mondo stanno usando la nuova capacità di comunicazione in rete per portare avanti i propri progetti, difendere i propri interessi e affermare i propri valori.

La diffusione del web ha permesso un sempre maggiore interscambio di informazioni, arrivando quasi a riequilibrare la relazione sbilanciata tra utenti e produttori di comunicazione.

Il ruolo della televisione. Lo sviluppo della televisione, da questo punto di vista, è emblematico. Il medium è passato da un sistema si comunicazione monodirezionale e centralizzato, a uno decisamente più diversificato e decentrato.

L’aumento dei canali televisivi rappresenta un buon indicatore di questa trasformazione: una famiglia americana media nel 200 aveva accesso a 61 canali tv, ma già nel 2007 i canali erano diventati 104.

La tv resta il mezzo dominate per la diffusione dei messaggi comunicativi, ma è corretto affermare che il suo utilizzo e la sua funzione sono stati diversificati e resi molto più aderenti a specifici target.

L’esplosione di Internet. L’esplosione comunicativa più incredibile però è rappresentata dalla diffusione su scala globale dell’utilizzo di Internet.

La crescita del numero di utenti in grado di accedere alla piattaforma web è stata esponenziale, basti pensare che il rapporto tra l’accesso a Internet nei paesi OCSE e in quelli in via di sviluppo è passato da 80,6:1 nel 1997 a 5,8:1 nel 2007.

Da metà anni 1990 in poi, alla diffusione dell’informazione web ha contribuito anche lo sviluppo della tecnologia wireless, moltiplicando i punti d’accesso a internet.

La comunicazione nella percezione dell’identità. E’ possibile misurare l’impatto del web? Il punto di partenza dev’essere l’idea che l’audience di Internet non è uguale all’audience della Tv. Questo significa che non “guardiamo” i due media con gli stessi occhi, e che la trasformazione dell’uno ha senz’altro effetti sull’esistenza dell’altro.

L’influenza del web nei confronti della televisione è enorme. Per capirlo, è sufficiente comprendere la differenza concettuale che sta dietro alla diffusione tv e web.

Interattività e diversificazione. Il baricentro della comunicazione, in altre parole, si è spostato da chi produce il contenuto a chi ne usufruisce.

Per un utente di internet, assistere a una programmazione tv non decisa da lui è qualcosa di semplicemente inconcepibile. Ecco perché la televisione negli ultimi anni ha sviluppato sempre più l’on-demand, e ha comunque incentivato la diversificazione della programmazione.

A questo va poi aggiunto anche il crescente spazio che le tv hanno dato all’interattività, in modo da coinvolgere sempre di più il telespettatore e personalizzare la fruizione del programma tv.

Investire nell’autocomunicazione di massa. L’autocomunicazione di massa è diventato un campo d’interesse anche per numerosi gruppi industriali mediatici, che hanno scelto di investire su questo nuovo tipo  di comunicazione.

I caratteri principali dell’autocomunicazione di massa (globalità, multimodalità, autoproduzione) sono infatti innovativi e attraggono l’interesse di organizzazioni interessate a produrre profitto con la comunicazione, data la potenziale semplicità di raggiungimento del pubblico.

I produttori di comunicazione: le corporations. Chi produce comunicazione nell’età digitale?

La tendenza degli ultimi decenni, quando il mercato della comunicazione è stato liberalizzato, ha visto i grandi gruppi industriali di comunicazione concentrare le proprietà.

Si assiste quindi alla presenza di grandi agglomerati che al proprio interno però diversificano le piattaforme, creano target di audience precisi e producono sinergie di grande successo.

Un fenomeno particolare: la murdochizzazione dei media. Un fenomeno interessante è la cosiddetta “murdochizzazione” dei media,messa in luce da Thussu sulla base della pluriennale esperienza del magnate Rupert Murdoch.

Con murdochizzazione si intende il processo che comporta lo spostamento del potere dei media dal settore pubblico alle corporations multimediali private transnazionali che controllano sia i sistemi di diffusione che il contenuto delle reti di informazione globali.

Caratteristiche fondamentali della murdochizzazione sono l’attenzione estrema allo share, l’utilizzo smodato di format e l’infotainment.

Deregulation e regulation del web. A partire dagli anni 1980 il mercato della comunicazione è stato ampiamente deregolamentato e liberalizzato, fino alle privatizzazioni che hanno caratterizzato molti paesi.

Ma la diffusione capillare di internet ha creato ulteriori problemi, poiché ci si è chiesti fino a che punto fosse possibile tollerare la deregolamentazione.

In altri termini, occorreva capire fino a che punto la regolamentazione ledesse la libertà, e come equilibrare il tutto.

Si può governare internet? Dare una risposta a questo interrogativo ha spinto l’Onu a indire due consecutivi vertici mondiali sul tema.

Non va dimenticato infatti che da sempre i governi nazionali hanno cercato modi e possibilità di controllare l’accesso alla rete, dal semplice controllo dati fino alle forme più dure di censura.

Che tipo di controllo sulla rete? Il problema di esercitare un controllo sulla rete è che Internet rappresenta seriamente un colosso da 1,4 miliardi di utenti, per cui difficilmente un’autorità globale può spingersi al di là di quello che già fa l’ICANN.

Resta, tuttavia, il quesito di come coniugare l’utilizzo di Internet con la tutela dei diritti fondamentali, tra cui la privacy e la prevenzione da abusi.

Perché non aumentano i controlli su Internet. Difficilmente si andrà nella direzione di un maggiore controllo degli strumenti comunicativi, per quanto governi nazionali e corporations stiano cercando di intensificare i controlli. Se ciò accade, è per quattro motivi:

  1. Comunicazione delle multinazionali fortemente diversificata, e quindi con spazio per iniziative di marketing;
  2. Le reti di comunicazione autonome hanno bisogno di un certo grado di libertà autonomia per poter funzionare;
  3. Le politiche di regolamentazione sono nelle mani di istituzioni che dovrebbero difendere l’interesse pubblico, ma che spesso tradiscono questo principio (vedi caso Stati Uniti);
  4. Le nuove tecnologie di libertà accrescono le capacità della gente di appropriarsi di nuove forme di comunicazione e dunque di sfuggire ai controlli.

Il prodotto delle trasformazioni: l’audience creativa. I recenti processi di trasformazione comunicativa hanno portato alla creazione di una audience creativa, che si fonda sulla crescente libertà e sull’utilizzo di nuove tecnologie.

Questo fa da contrappeso alla crescente concentrazione di potere, capitale e produzione nel sistema della comunicazione globale, e produce, come effetto, una sempre maggiore diversificazione nelle pratiche e contenuti della comunicazione.

 

Mario Benotti