Sono fermamente convinto che il nostro Paese sia davanti a una rinnovata posizione centrale nell’ambito degli affari internazionali. Una posizione fortificata, tra le altre cose, dalla scelta di Federica Mogherini come Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune nella Commissione Junker. personalmente credo che si tratti di un grande risultato per il nostro governo, che ha fortemente chiesto la posizione di Alto Rappresentante: molti osservatori hanno sostenuto che l’Italia avrebbe dovuto prendere altri ruoli, a partire da quelli di tipo economico. Bene, detto questo, noi crediamo che le questioni economiche meritano tutti gli sforzi possibili, e ci impegniamo in questa direzione; tuttavia, io personalmente penso che la politica estera debba essere almeno tanto importante quanto l’economia, per l’Europa, e in particolare per l’Italia. E se a volte, o molto spesso, ci troviamo in situazioni di difficoltà di rapporti – anche economici e sugli stessi mercati – è perché non abbiamo di fatto mai dato sufficiente spazio politico in Italia alla politica estera.

  • Il governo italiano è convinto infatti che il ruolo di Alto Rappresentante fornirà all’Italia e alla stessa UE un rinnovato slancio di attenzione alle questioni internazionali; a dire il vero, negli ultimi anni sotto questo aspetto non sempre sono stati raggiunti risultati ottimali. Non dobbiamo dimenticare che l’Alto Rappresentante detiene la vice-presidenza della Commissione: questo significa che può rivendicare un’influenza di primo piano sulla organizzazione del lavoro della Commissione, nonché ha la possibilità di portare all’attenzione generale le questioni internazionali.
  • Entrando nel merito. A quante sfide siamo di fronte in questo momento? Il numero dei teatri di crisi è enormemente aumentato negli ultimi anni, e per una strana combinazione tutte queste crisi sono alle frontiere dell’Unione europea. Molte delle crisi derivano da questioni irrisolte . Medio-Oriente, soprattutto – ma non dobbiamo dimenticare che sempre più conflitti stanno emergendo. Solo cinque anni fa, Gheddafi era fortemente in grado di controllare la Libia; l’Ucraina stava organizzando con successo i Campionati Europei di calcio; e nessuno, tranne gli specialisti, sapeva cosa voleva dire Ebola.

Iniziamo dunque il nostro ragionamento da due dei big focuses con cui confrontiamo ogni giorno, Europa appunto e Mediterraneo. Con la doverosa premessa che questi due mondi, apparentemente diversi fra di loro, son invece collegati a rete e sono assolutamente legati fra di loro.

  • Oggi, la Libia è una delle sfide più pericolose davanti a noi; l’Ucraina è un paese diviso che sta cercando di iniziare una nuova vita, pur minacciando dalla Federazione russa; e l’Ebola appare sempre di più nelle breaking news di tutto il mondo.
  • La mia domanda fondamentale è: può l’Italia voltarsi dall’altra parte senza affrontare questo problema? Molto chiaramente: non possiamo. Noi non siamo l’Italia, e non abbiamo fondato l’Unione europea, per caso o coincidenza. Siamo diventati ciò che siamo perché abbiamo perseguito alcuni valori fondamentali; e dobbiamo agire di conseguenza in loro nome. Dobbiamo continuare a garantire la nostra sicurezza ma allo stesso tempo dobbiamo cercare di essere la sentinella dei diritti fondamentali e della libertà.
  • A mio parere, l’italia deve continuare ad agire in un quadro multilaterale. Il che non significa dimenticare o relegare in un angolo i rapporti bilaterali che abbiamo costruito sapientemente nel corso degli anni. Ma la complessità delle sfide è tale per cui solo abbracciando un ampio ventaglio di partnership e strategie saremo in grado di fornire una soluzione vantaggiosa per i tanti teatri di crisi cui assistiamo.

 

Medio Oriente

  • Non possiamo permetterci infatti di dimenticare ciò che accade in Medio Oriente. L’uccisione del Ministro palestinese, che segue di poche settimane l’attentato alla Sinagoga a Gerusalemme, ci consegna un quadro quanto mai cupo della situazione. Ogni attacco a Israele e al popolo israeliano è un attacco a un paese che detiene la bandiera della libertà e della democrazia in Medio Oriente. Condanniamo fermamente ogni azione terroristica contro Israele: come Presidente Renzi ha dichiarato all’inizio del semestre, “Israele non solo ha il diritto di esistere, ma il dovere di esistere”.
  • Siamo estremamente preoccupati per il deteriorarsi della situazione in Medio Oriente, specialmente alla luca dei recenti annunci di piani per la nuova costruzione degli insediamenti, in particolare a Givat Hamatos, Ramat Shlomo, Har Homa e Ramot, nonché i piani di spostare beduini della Cisgiordania e la continua demolizione di ciò che è stato realizzato anche dai progetti finanziati dall’UE e degli Stati membri. Nuovi insediamenti rischiano di mettere in pericolo il processo di pace. Nel corso della sua ultima riunione, il Consiglio Affari esteri ha adottato una comunicazione definitiva in cui “esorta Israele a invertire queste decisioni contrarie al diritto internazionale e minacciare direttamente la soluzione dei due stati a Gerusalemme Est. La recente attività di insediamento compromette seriamente la possibilità di Gerusalemme di essere vista come futura capitale di due stati”.
  • La posizione dell’UE, che l’Italia appoggia, non è cambiata: siamo profondamente impegnati per la soluzione dei due stati. Inoltre, siamo preoccupati per le condizioni drammatiche nella Striscia di Gaza: ci auguriamo che tutte le parti possano svolgere, secondo gli accordi dello scorso 26 agosto a Il Cairo, tutto ciò che è necessario per raggiungere un cessate il fuoco durevole. Tale accordo dovrebbe essere il primo passo per garantire sia la fine della chiusura di Gaza che legittime preoccupazioni di sicurezza di Israele.

 

Ucraina

  • Purtroppo, il Medio-Oriente non è l’unica preoccupazione che stiamo affrontando ora. il pericolo più vicino alla UE è rappresentato infatti dalla situazione ucraina. La nostra posizione in materia è molto chiara, ma ci tengo a ribadirla.
  • Garantiamo il sostegno dell’Unione europea per il protocollo di Minsk e per il relativo Memorandum, ritenendo che sia un passo fondamentale per ottenere una soluzione politica sostenibile. Il nostro impegno è quello di garantire il rispetto per l’indipendenza dell’Ucraina, dunque includendo sovranità e integrità territoriale. Consapevoli di ciò, accogliamo con favore le recenti  elezioni tenutesi in Ucraina, che rappresentano un risultato importante per la rinascita del paese. Allo stesso tempo, è impossibile negare la responsabilità della Federazione Russa sulla situazione, soprattutto considerando le continue violazioni del cessate il fuoco. Di conseguenza, non possiamo accettare lo svolgimento delle elezioni nelle regioni orientali dell’Ucraina (Donetsk e Luhansk), e non possiamo riconoscere l’esito.
  • Molti osservatori e critici hanno sottolineato che le misure adottate dall’Unione europea contro la Russia non sono sufficienti per evitare che Mosca interferisca in Ucraina. Tuttavia, credo che le sanzioni siano uno strumento importante, perché un moderno “appeasement” verso Putin è inaccettabile. Allo stesso tempo, la mia opinione è che la Russia sia una parte del problema, ma anche una parte della soluzione. Non dobbiamo eccedere nell’imporre sanzione al paese, in quanto siamo concentrati al mantenimento di un percorso di dialogo con la Russia: il nostro obbiettivo è quello di costruire nuovamente un rapporto con Mosca, non smantellarlo. L’Italia ha molto da giocare in questa partita, e credo che faremo il nostro lavoro: un risultato impressionante è stato l’incontro Putin-Poroshenko alla conferenza ASEM a Milano lo scorso 17 ottobre. La presidenza italiana ha favorito questo incontro, ed era la prima  volta che i due leader sono stati seduti allo stesso tavolo.

 

Ebola 

  • La prossima priorità da affrontare è l’Ebola. Guardando il continuo aumento dell’epidemia di Ebola, il Consiglio Europeo di ottobre ha nominato il commissario Stylianides come coordinatore della lotta all’Ebola per la UE, e si è impegnato a mettere a disposizione 1 miliardo di euro per iniziative a breve e medio termine, e per aumentare il numero di soccorritori sanitari internazionali che assistono i paesi della regione.
  • L’UE, e l’Italia, devono essere preparati su tutti i possibili sviluppi della questione Ebola, e per questo motivo ho giudicato positivo il sostegno supplementare fornito dalla Commissione e dagli Stati membri a sviluppare nuovi vaccini e trattamenti, tra cui l’investimento di 280 milioni di euro annunciato il 6 novembre per un’iniziativa congiunta UE-industria farmaceutica, per aumentare la ricerca sull’Ebola e sui protocolli per infezioni ospedaliere.

 

Politiche migratorie

  • Una delle questioni più importanti che sia il nostro paese che l’Unione europea si trovano ad affrontare è la drammatica esplosione del fenomeno migratorio. Credo che dobbiamo lavorare su due diversi aspetti: da una lato, dobbiamo garantire, come Unione europea, l’aiuto  e l’assistenza necessaria su migranti che attraversano il Mediterraneo. Ho accolto con molto favore la trasformazione di “Frontex” in “Triton”, il che significa una condivisione fondamentale dei costi e delle responsabilità delle politiche migratorie collettive. Questo è multilateralismo. L’Italia non può essere lasciata sola dall’UE di fronte al fenomeno migratorio: il Mar Mediterraneo è un mare europeo, non un italiano. Più di 100mila migranti hanno raggiunto il territorio italiano, e abbiamo fornito prima assistenza a tutti.
  • D’altro canto, l’Europa deve affrontare le radici della migrazione, intervenendo non solo quando si verificano i fatti, ma soprattutto sulle radici della migrazione. Sono particolarmente importanti le Parole di Federica Mogherini nella sua audizione davanti al Parlamento europeo: ha esortato a una nuova “EU  development policy addressing humanitarian, human rights and developmental needs countries of origin. The EU’s strategic framework for human rights and democracy does not talk about migration. It should. When forced migrant leave their countries because of human rights abuses, the EU should intervene early on, mainstreaming human rights, with specific reference to migration, in its development policy“. Credo che questo sia il modo corretto di affrontare questa sfida, e come Presidenza italiana continueremo a sostenere la promozione e la tutela dei diritti umani.

 

Politica commerciale

  • Dobbiamo essere consapevoli che il commercio è una fonte fondamentale di  crescita per l’occupazione: credo che la politica commerciale sia uno strumento fondamentale della politica estera a nostra disposizione. Questo è il motivo per cui dobbiamo mettere insieme sia il commercio sia la politica estera: uno dei migliori esempi di questo approccio è l’accordo TTIP che stiamo discutendo con gli Stati Uniti. Ancora una  volta emerge il principio multilaterale cui, a mio avviso, non possiamo rinunciare.
  • Voglio essere chiaro: l’ultima tornata di negoziati non ha funzionato molto bene; tuttavia, dobbiamo insistere su questo tema e cercare di raggiungere il prima possibile un accordo su elementi essenziali, se un accordo completo non può essere raggiunto a breve termine. Come presidenza italiana, abbiamo fortemente perseguito la necessità di assicurare la trasparenza sui colloqui, rendendo pubblico il mandato per i negoziati.
  • Allo stesso tempo, il nostro impegno non è solo diretto verso gli Stati Uniti: la fine dei negoziati UE-Canada ha portato alla presentazione del CETA (accordo economico e commerciale globale) nell’ambito di un bilaterale congiunto UE-Canada lo scorso 25 settembre.

 

L’Unione non è una prigione di Jacques Delors

LE AUTORITÀ europee designate in seguito alle elezioni del maggio 2014 hanno una responsabilità epocale, per non dire quanto mai gravosa: a fronte delle pressioni congiunte di euroscettici ed eurofobi, compete loro dare urgentemente nuovo slancio all’edificio europeo, criticato come non mai, ma sempre indispensabile nella globalizzazione nella quale l’Europa invecchia e avvizzisce.

Questo nuovo slancio gli europei lo troveranno prima di tutto osservando il mondo ben più di quanto non abbiano fatto durante l’interminabile e devastante crisi della zona euro. Agli occhi di Pechino, Brasilia o Bamako, noi siamo già uniti attorno alla volontà di conciliare efficienza economica, coesione sociale e protezione ambientale in un contesto pluralista. Uniamoci di più per promuovere questa comune volontà, i nostri interessi, i nostri valori in un mondo sempre meno eurocentrico, grazie a politiche commerciali e aiuti esterni più coerenti, alla creazione di un’autentica Unione energetica, o ancora al paziente consolidamento della nostra politica estera e difensiva comune, perché l’unione fa la forza. Un’unione di questo tipo naturalmente ha bisogno del Regno Unito, se la maggioranza dei suoi cittadini desidererà continuare a farne parte — perché Unione non vuol dire prigione! Dopo il 2020 si allargherà a qualche altro Paese vicino, in sostanza nei Balcani, e la sua esigenza sul breve periodo è sicuramente quella di fare progressi simultaneamente nei Ventotto e nell’ambito della zona euro, per ritrovare livelli di crescita e di occupazione in grado di ristabilire tanto il suo dinamismo interno quanto la sua credibilità a livello internazionale.

Dare nuovo slancio all’Ue implica fare anche miglior uso delle opportunità che essa offre. Espandiamo il mercato unico. Manteniamo e promuoviamo la libera circolazione dei lavoratori e dei privati cittadini. Spendiamo, investiamo di più, insieme, anche appoggiando con vigore il piano proposto dalla Commissione Juncker, malgrado i suoi limiti. Agiamo uniti, per contrastare la disoccupazione giovanile. Completiamo l’unione economica e monetaria. L'”Europa-Fmi” degli ultimi anni è stata vissuta come una minaccia da molti europei. Troppo spesso ci si dimentica che essa ha avuto il merito di pianificare una solidarietà tra gli Stati, talvolta peraltro messa perfino in discussione. Dare nuovo slancio all’edificio europeo significa anche consentirgli di non presentarsi come una minaccia, bensì come una risposta alle minacce, pur continuando a rafforzare in realtà l’interesse a unirsi: lo scontro con Vladimir Putin e l’instabilità di numerosi Paesi vicini; l’esistenza di nuclei terroristici nel Sahel e nel Medio Oriente; i disastri della finanza impazzita; gli spettri della deflazione e della deindustrializzazione; i rischi collegati al cambiamento del clima e alla dipendenza energetica dall’estero… I nuovi policy maker europei potranno anche cedere alla facile tentazione di porre un limite alla creazione di norme sanitarie o ambientali incomprese e derise, la cui qualità tecnica di fatto è spesso inferiore ai danni politici che provocano. Ma, in definitiva, allo scadere dei loro mandati costoro saranno giudicati in base alla loro capacità di rispondere efficacemente alle sfide più importanti con cui sono alle prese gli europei.

L’avventura comunitaria è stata lanciata oltre 60 anni fa per stimolare la nostra ricostruzione e per creare uno spazio di pace e rispetto reciproco a fronte della divisione dell’Europa: adesso, più che mai, essa deve dimostrare di possedere la sua duplice capacità di stimolare e proteggere i cittadini che ha la vocazione di servire nel corso degli anni decisivi che ci stanno davanti. Signore e signori responsabili dell’Ue: manca davvero poco, poi il tempo sarà scaduto!

L’autore è stato presidente della Commissione europea. Ha scritto questo testo con Antonio Vitorino e i partecipanti alla Commissione europea d’orientamento 2014 di Notre Europe (Traduzione di Anna Bissanti per La Repubblica).

 

Mario Benotti